La grammatica delle lingue dei segni, inclusa la Lingua dei Segni Italiana (LIS), è uno degli aspetti più affascinanti e, allo stesso tempo, meno compresi per chi si avvicina per la prima volta al mondo della comunicazione visivo-gestuale. Contrariamente a quanto si possa pensare, le lingue dei segni non sono semplici traduzioni gestuali delle lingue parlate , bensì lingue complete con regole proprie, strutture grammaticali ben definite e una logica interna basata sullo spazio, sul movimento e sul linguaggio del corpo.
Comprendere il funzionamento di questa grammatica è fondamentale per chiunque voglia padroneggiare la LIS in modo autentico ed efficace.
Una grammatica visiva, spaziale e tridimensionale
La caratteristica centrale della grammatica della lingua dei segni è la sua natura visiva e spaziale. Mentre le lingue parlate si basano sul suono e sulla sequenza lineare delle parole, la lingua dei segni organizza le informazioni nello spazio, utilizza la simultaneità e si basa su elementi non manuali come le espressioni facciali, la postura e la direzione dello sguardo.
Ciò significa che, invece di essere costruita esclusivamente con parole, la grammatica della LIS si basa su:
- Segnali manuali
- Espressioni non manuali (NME)
- Uso dello spazio
- Classificatori
- Direzionalità e movimento
Ciascuno di questi componenti svolge un ruolo simile alla sintassi, alla morfologia e alla prosodia nelle lingue parlate.
Ordine delle frasi: più flessibile di quanto sembri
Una delle prime domande che gli studenti si pongono è se esista un ordine specifico soggetto-verbo-oggetto. Nella LIS, l’ordine è generalmente flessibile, sebbene esistano schemi preferenziali come:
- Argomento – Commento
- Soggetto – Oggetto – Verbo (SOV)
Ad esempio, invece di dire “Vedo Maria”, in LIS si potrebbe dire:
“MARIA VEDO”
o
“MARIA TEMA, VEDO”
L’uso dell'”argomento” è fondamentale: prima si introduce l’argomento, poi si fa il commento. Questo meccanismo visivo facilita la comprensione e organizza le informazioni in modo efficiente.
L’uso dello spazio: una grammatica tridimensionale
A differenza delle lingue parlate, la LIS assegna posizioni specifiche nello spazio per riferirsi a persone, oggetti o luoghi. Queste posizioni funzionano come pronomi o riferimenti grammaticali.
Per esempio:
- Se si menziona “Maria” e si punta un punto verso destra, quel punto rappresenta Maria.
- Successivamente, per dire “lei lavora”, è sufficiente orientare il segno “lavoro” verso quel punto nello spazio.
Questo processo, chiamato riferimento spaziale , consente la costruzione di frasi complesse senza ripetere i nomi e facilita narrazioni fluide.
Classificatori: uno strumento grammaticale unico
I classificatori sono configurazioni manuali che rappresentano categorie di oggetti o persone. Funzionano sia come nomi che come verbi, esprimendo forma, dimensione, movimento o posizione.
Esempi:
- Una mano con l’indice esteso può rappresentare una persona che cammina.
- Una configurazione in “C” può rappresentare un veicolo.
- Una mano piatta può rappresentare superfici.
I classificatori consentono di descrivere intere scene in modo visivo e dinamico.
Espressioni non manuali: una parte essenziale della grammatica
Molte persone credono che le espressioni facciali siano semplicemente emozioni, ma nel linguaggio dei segni sono marcatori grammaticali obbligatori.
Esempi:
- Sopracciglia alzate → domande sì/no
- Sopracciglia aggrottate → domande aperte
- Movimento del corpo in avanti → enfasi o condizionale
- Movimento del corpo all’indietro → negazione o distanza temporanea
Una frase senza espressione facciale può essere equivalente a una frase senza coniugazione in una lingua parlata.
Verbi direzionali: come si coniugano nello spazio
Nella LIS molti verbi cambiano direzione per indicare soggetto e complemento oggetto.
Ad esempio, il verbo “DARE” può essere spostato:
- Da me a te → “Ti do”
- Da te a me → “tu mi dai”
- Da un punto spaziale assegnato a “Maria” verso di me → “Maria mi dà”
In questo modo si elimina la necessità di utilizzare pronomi aggiuntivi e la comunicazione diventa più efficiente.
La grammatica della lingua dei segni italiana è ricca, creativa, visiva e completamente strutturata. Non è una copia della grammatica parlata, ma un sistema autonomo che utilizza lo spazio tridimensionale, le espressioni facciali e il movimento per trasmettere significati complessi. Padroneggiarla richiede pratica, esposizione e un cambio di prospettiva, ma il risultato è una forma di comunicazione potente, inclusiva e profondamente espressiva.



